Banca di Piacenza

PUBBLICAZIONE DEL PRESIDENTESULLA NOSTRA BANCARassegna stampa e intervista sulla realtà piacentina con gli interventi che ne sono seguiti

Dal volume (ed. Spirali)

La Banca di Piacenza è una banca che appartiene alla categoria delle banche popolari, quindi non è una Cassa di Risparmio, non è una Spa, non è un istituto come una volta ce n’erano tanti, di diritto pubblico. È una banca che ha come scopo precipuo quello del servizio al territorio. Tutte le banche popolari sono nate nell’Ottocento, appunto, con questo specifico scopo, e credo che abbiano servito – e servano – come nessun’altra realtà bancaria, le esigenze del territorio che, man mano, si presentano. Siamo in presenza di un tipo di banca che certamente svolge una funzione essenziale di sostegno alle famiglie, alla piccola imprenditoria in ispecie, ad artigiani e commercianti, che vengono in Banca come a casa loro, conosciuti a uno a uno, con un rapporto personale che vale più di ogni altra cosa. Un tipo di banca, sopra tutto, che dà fiducia (fiducia vera, non quella dei messaggi pubblicitari) come nessun’altra.

Oggi, il tema generale – in questo settore – è quello delle fusioni. Molti anni fa, prima della seconda guerra mondiale, l’orientamento della Banca d’Italia era quello di evitare le fusioni, proprio perché si mantenesse nel Paese una reale concorrenza, data sopra tutto dalle banche locali. L’indirizzo si è ora, in un certo senso, capovolto, ma si è capovolto perché le grandi fusioni, le grandi banche servono a non permettere che le banche maggiori del nostro Paese vengano fatte proprie da banche estere, siano preda di banche forestiere. Però è certo che le grandi fusioni non servono il territorio come lo servono, invece, le banche locali, le banche popolari, tant’è che io dico che le banche locali sono un

po’ come la salute: si apprezzano quando si perdono. In effetti, quando alcuni territori le perdono, perché sono state incorporate – più o meno ufficialmente – da altre banche, molte volte perché non hanno una redditività sufficiente ad ssicurarsi l’indipendenza, immediatamente nei territori stessi si sviluppano iniziative per ricostituire le banche locali perse, a opera di persone articolarmente all’avanguardia nella rappresentanza delle esigenze locali.

La nostra Banca continua, grazie alla propria redditività, questa azione di sostegno al territorio, sopra tutto cercando di mantenervi i centri decisionali che, differentemente, spesse volte si trasferiscono, e il trasferimento

dei centri decisionali costituisce il più grosso impoverimento che una comunità possa subire. Le banche locali sono un antidoto a questo impoverimento. I territori senza i centri decisionali delle

aziende insediate non hanno futuro: dovrebbero capirlo, nell’interesse dei propri associati, le associazioni di categoria, prima di tutto. Ma è, anche per quanto riguarda l’atteggiamento verso le banche, un problema di classe dirigente

in generale, se è una classe dirigente che guarda solo all’oggi, al domani o al dopodomani al massimo o – invece – al futuro, e quindi ai nostri figli, ai giovani. Se ci si accontenta di qualche

sponsorizzazione e tutto finisce lì (all’argent de poche, insomma), la comunità non ha certo per sé l’avvenire.

Il libro - in corso di presentazione in varie città italiane - è stato presentato nella sala del Trono papale di Palazzo Altieri a Roma da Carlo Fratta Pasini, Antonio Martino, Francesco Perfetti, Aldo Pezzana Capranica del Grillo, Aldo Ricci, Armando Verdiglione.

A Villa S. Carlo Borromeo di Milano Senago il libro è stato presentato da Vittorio Angiolini, Giampio Bracchi, Gianfranco Fabi, Cristina Frua De Angeli, Federico Filippo Oriana, Pierluigi Magnaschi, Armando Verdiglione.

E` in vendita nelle librerie e nelle principali edicole.

Informazioni presso la Banca di Piacenza -Ufficio Relazioni Esterne (tel. 0523-542104) e presso la Segreteria generale della Confedilizia (tel. 06-6793489 r.a.).

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