NOBILI PIACENTINI CONTRO PIER LUIGI, PRIMO DUCA DI PIACENZALA BANCA DI PIACENZA PUBBLICA GLI ATTI DEL CONVEGNO
La congiura farnesiana dopo 460 anni. Una rivolta contro lo Stato nuovo è il titolo del Convegno internazionale di studi su Pier Luigi Farnese, che si svolse nel novembre del 2007, organizzato dalla Banca di Piacenza nell’ambito di una serie di manifestazioni farnesiane che ebbero ampio rilievo sui mezzi di comunicazione nazionale. Esce ora il volume che raccoglie integralmente gli Atti di quel Convegno, edito a cura della stessa Banca (pp. 272, 16 tavv. f. t. a colori): un libro denso di pagine e d’illustrazioni, fitto di analisi storiche, culturali, artistiche, dovute a un folto gruppo di studiosi così piacentini come italiani e anche d’Oltralpe. Il testo va legato al precedente volume che presentò l’edizione critica – per la prima volta, per la cura del Sovrintendente del massimo istituto archivistico italiano, Aldo G. Ricci – di tutti gli Atti del procedimento voluto da papa Paolo III in morte del figlio duca Pier Luigi.
Le relazioni recano, ciascuna, un contributo di taglio diverso: Giovanni Tocci nella sua introduzione (che rappresenta un’efficace summa del vasto Convegno) ne segnala i più indicativi momenti. Emerge con chiarezza da tali studi come la congiura fosse stata voluta contro quello che si è inteso definire lo “Stato nuovo”, quale Pier Luigi Farnese tentava faticosamente di realizzare. Un secolo dopo, il Re Sole avrebbe, naturalmente su territorio ben più ampio, compiuto il medesimo tentativo d’instaurare una monarchia assoluta, suscitando le dure reazioni della nobiltà. Pier Luigi pagò con la vita il suo impegno, diversamente dal più fortunato Luigi XIV; ma la sua intuizione dello “Stato nuovo” non si disperse, posto che la dinastia da lui fondata regnò nei Ducati padani per ben due secoli, sino all’estinzione fisica.
Il volume aiuta a ricostruire l’omicidio più crudo della lunga e gloriosa storia di Piacenza (anche se i congiurati che, guidati dal conte Giovanni Anguissola, si macchiarono di quell’orrendo delitto si difesero parlando di “tirannicidio”) e ad analizzare, in modo critico e con metodo scientifico, la complessa, affascinante, ma spesso pure sgradita, figura di Pier Luigi, primo duca di Piacenza e Parma.
La dialettica fra sovrano e ceti feudali, ricca di tensioni, difficoltà, scontri, asprezze, è oggetto dell’attenzione, ora piena ora di scorcio, di non pochi fra i relatori. Sta in questa dialettica l’insegnamento primo lasciato dal Convegno, la sintesi non contingente che se ne ricava. Il nuovo soggetto politico che il Farnese, anche con l’uso della violenza, voleva instaurare determinò reazioni che culminarono nella congiura e trionfarono, sul momento; dopo pochi anni, però, gli eredi di Pier Luigi ne assimilarono la lezione e la tradussero nella formazione di un dominio territorialmente limitato, ma politicamente, culturalmente, storicamente in posizione tutt’altro che secondaria nelle vicende italiane. La storia e lo sviluppo di Piacenza ne furono largamente condizionati, fino all’Unità d’Italia, e anche dopo, se si considera che da quel dominio farnesiano nacque la collocazione di Piacenza in una regione non coerente coi propri secolari rapporti commerciali e anche d’intrapresa.