Banca di Piacenza

LA NOSTRA BANCAE LA CRISIArticolo del Presidente

I tavoli “della crisi” si moltiplicano. Ognuno si fa il proprio. E il prof. Giacomo Vaciago – con schiettezza – l’ha già detto: “Non è con tanti tavoli che affronteremo meglio le difficoltà del territorio” (Corriere Padano, 12.3. ’09).

Ma lasciamo stare che nessuna banca rifiuta un finanziamento (ben dato, e meritato) per far dispetto a un cliente. Per una banca locale indipendente (quindi, che non drena nostre risorse per trasferirle altrove) c’è una ragione in più per concedere finanziamenti a chi li merita, tanto più a un imprenditore che nella propria azienda creda per primo, e non chieda che vi creda invece – come spesso accade – solo l’istituto di credito al quale si rivolge, magari per la prima volta, in conseguenza di questa crisi. L’accennata ragione in più è presto detta, ed è risolutiva: è che una banca locale indipendente cresce se cresce il suo territorio. Sostenerlo, quindi, è nell`interesse della banca stessa. Punto e basta, senza troppe chiacchiere.

La situazione delle banche nazionali o internazionali (o che comunque, in qualsiasi forma, hanno il cuore da un’altra parte) è diversa: possono giocare – e giocano – su più scacchieri, valutare un territorio meglio dell’altro (in termini di opportunità e di convenienza, o di minor rischio di erogare cattivo credito).

La Banca locale indipendente, no. Ha il suo (ben individuato) territorio di insediamento, e su quello solo può contare. Fa dunque, per esso, tutto quello che può fare.

“Il principio fondamentale che bisogna ricordare – ho scritto due anni fa nel mio libro Il diritto, la proprietà e la banca, per tanti versi davvero profetico, mi sia permesso di dire – è che le banche locali indipendenti fanno l’interesse del territorio d’insediamento non per beneficenza, ma nel loro stesso interesse, nel senso che sono talmente incardinate con il territorio, che più questo cresce, anche in funzione delle risorse che la banca locale vi riversa, più cresce la banca stessa”. Una trasposizione “efficace e reale – ha scritto, su 24 ore del 4.11.’07 il suo vicedirettore vicario Gianfranco Fabi, recensendo il libro – del principio di Adamo Smith sull’interesse privato che diviene bene collettivo".

Per questo la nostra Banca (controllata dai propri singoli soci, con esclusione di enti e società che ne detengano quote azionarie non dico di maggioranza, ma anche solo di rilievo: ecco il punto) ha confermato – anche in questi momenti – il proprio sistema di silenzio-assenso: i finanziamenti Confidi si intendono di per sé concessi in due settimane, salvo esplicito (e motivato) diniego. Per questo – per non parlare d’altro – la nostra Banca ha messo a disposizione, del sistema produttivo locale, un plafond di 50 milioni di euro e, dei privati, gli interventi concernenti la concessione di una mensilità aggiuntiva della retribuzione/pensione accreditate e quelli concernenti la sospensione o riduzione delle rate dei mutui nonchè la stipula di prestiti sull’onore.

Conclusione. I tavoli (più che altro, autoreferenziali se non – qualcuno – meramente strumentale) non servono. I prefetti – che hanno cose più importanti da fare – ancora meno. Ciascuno, questa è la morale, faccia – almeno qua da noi, dove c’è una banca locale, popolare, indipendente – il proprio mestiere.

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