Banca di Piacenza

LA CRIPTA DI CAMPOSANTO VECCHIO RITROVA IL SUO ANTICO SPLENDORE

Viene ricordato ancora oggi come uno degli anni più infausti della storia di Piacenza quel 1630 segnato e martoriato dalla peste, il morbo mortale descritto ne “I promessi sposi” dal Manzoni e che nella nostra città costò la vita a migliaia di persone.

In quell’anno, per far fronte alla grande epidemia, vennero allestiti in tutta la città numerosi lazzaretti, quasi tutti corredati da estemporanei cimiteri in cui poter dare sepoltura alle vittime del morbo.

Uno di questi – probabilmente uno dei pochi di cui si ha memoria ancora oggi - venne realizzato dal Comune fuori Porta Sant’Antonio in località Braciforta; un grande camposanto in cui, secondo le cronache del tempo, vennero sepolti quasi ventimila piacentini.

Il Comune, alcuni anni più tardi, cercò di vendere quel terreno golenale in cui trovarono eterno riposo quelle tantissime vittime della peste. Nessuno, però, volle acquistare quel terreno che era servito da fossa sepolcrale e su cui insisteva ancora il lazzaretto. Nessuno tranne la Confraternita della Beata Vergine Maria del Suffragio dei Poveri - ordine religioso eretto nel 1576 presso la Chiesa di San Giorgio Sopramuro - desiderosa di costruire in quel luogo un oratorio in cui pregare per le anime di quei defunti.

Nacque così, grazie all’operosità della Confraternita e alla generosità del nobile piacentino Pietro Agostino Portinari, l’Oratorio della Beata Vergine Maria del Suffragio dei Poveri.

La costruzione - a forma rettangolare con portico all’ingresso - venne iniziata nel 1639 e terminata nell’ottobre del 1640. All’oratorio vennero aggiunte, nel 1668, due piccole stanze, costruite alla sinistra dell’ingresso, in cui i Confratelli riposero le ossa dei tantissimi corpi che erano stati seppelliti, nel 1630, nell’adiacente Camposanto.

L’oratorio, decorato dagli stuccatori Antonio Zavaci e Provino Dalmazio Porta, iniziò pian piano a mostrare segni di cedimento strutturale dovuti principalmente al terreno paludoso su cui venne eretto. Per questo nel 1735, dopo continui e costosi interventi di ristrutturazione, i Confratelli decisero di riedificarlo completamente partendo dalle fondamenta. La prima pietra, posata il 15 maggio, venne benedetta dal cappellano della Confraternita, don Pietro Adami. L’opera - dal costo complessivo di 53.495 lire imperiali venne completata nel dicembre del 1736. Sotto al pavimento venne costruita una bellissima cripta ad archi scemi, collegata all’oratorio da due accessi laterali realizzati sotto al piccolo portico d’ingresso. Nella cripta i Confratelli riposero tutte le ossa dissotterrate dal Camposanto vecchio e che erano state collocate inizialmente nelle due stanze costruite nel 1668.

La pianta dell’oratorio edificato verso la metà del XVIII secolo è a croce con braccio trasversale molto breve. La facciata, in laterizio come tutto il resto della costruzione, è caratterizzata da un pronao retto da un ponte ad arco con due ali a forma di edicoletta che coprono le piccole scale dalle quali si accede alla cripta-ossario. Nella parte alta dell’oratorio, sia sulle pareti laterali che sulla facciata, si evidenziano le originali finestre caratterizzate da decisi contrasti di curve.

Le ossa, inizialmente appese dai Confratelli alle pareti della cripta, vennero raccolte in loculi chiusi in seguito all’alluvione del 1951.

Negli ultimi decenni l’oratorio situato all’incrocio tra la strada che conduce all’abitato di Borgotrebbia e quella che taglia i campi della zona costeggiando l’argine del fiume – ha mostrato ancora una volta i segni del tempo: danni e ammaloramenti strutturali che hanno richiesto vari interventi. L’ultimo in ordine di tempo, abbastanza recente, riguarda il restauro e il risanamento conservativo dell’oratorio.

Anche la cripta in cui sono conservate le ossa dei tanti piacentini vittima della peste del 1630, è attualmente oggetto di un importante intervento di restauro che prevede la realizzazione dell’intero impianto di illuminazione e di tutti i serramenti. Un intervento di cui si è fatta interamente carico la Banca di Piacenza, pronta a rispondere ancora una volta - ennesimo esempio di mecenatismo illuminato - ai bisogni e alle necessità del territorio.

L’Oratorio della Beata Vergine Maria del Suffragio dei Poveri – meglio conosciuto dai nostri concittadini come Chiesetta di Camposanto Vecchio - rappresenta, del resto, un bellissimo esempio di architettura settecentesca, un tempio sacro che per secoli ha costituito un punto di riferimento non solo per gli abitanti di Borgotrebbia ma per tantissimi piacentini. Nonostante le sue contenute dimensioni, inoltre, l’Oratorio ha sempre rappresentato una sede ambita per il clero piacentino; lo dimostrano le tante domande presentate dai sacerdoti quando la sede era vacante - domande ancora conservate nell’Archivio della Confraternita - ed anche la presenza di un religioso appartenente alla nobile casata dei Tedeschi (don Giacomo Tedeschi).

L’intervento assunto a proprio totale carico dalla Banca di Piacenza, quindi, non solo garantirà la perfetta conservazione della cripta-ossario, ma servirà anche a non perdere memoria di quell’ormai lontano 1630 e di uno degli episodi più tristi – ma importante da ricordare - della storia piacentina.

R.G

torna indietro

torna alla Home Page