DALLE BANCHE "PICCOLE" IL SOSTEGNO AL TERRITORIO Articolo del Presidente della Banca
Dalle banche "piccole"
il sostegno al territorio
di
Corrado Sforza Fogliani
presidente Banca di Piacenza
"Nel primo semestre del 2009, i prestiti alle imprese concessi dalle banche di maggiori dimensioni sono leggermente diminuiti, a fronte di un incremento di circa l`8 per cento di quelli erogati dalle banche locali (banche piccole non appartenenti a grandi gruppi e insediate in regione)". Così la Banca d`Italia-filiale di Bologna nel suo rapporto "L`economia dell`Emilia-Romagna nel primo semestre del 2009". Com`è noto, Banca d`Italia classifica "piccole" le banche con fondi intermediati medi inferiori a 9 miliardi di euro (e tali sono quindi qualificate anche le banche che hanno una quota di mercato, nel proprio territorio, del 30 per cento, o che hanno la maggior quota di mercato per sportello rispetto ad ogni altra: "piccoli giganti", come si dice, riprendendo una classica - non dimenticata - definizione). La quota di mercato delle banche locali sul totale dei finanziamenti concessi alle imprese - è scritto sempre nel già citato rapporto - è "aumentata al 23 per cento, il valore più elevato dell`ultimo triennio".
Sono dati eloquenti, che si affiancano a quelli di un`analisi del Centro studi dell`ABI, l`Associazione bancaria italiana. Questi ultimi, hanno messo in evidenza come la vicinanza tra banca ed impresa sia in grado non soltanto di rendere finanziabili progetti che se valutati sulla base di informazioni pubbliche generali non lo sarebbero, ma anche alla lunga di influire positivamente sul tasso di mortalità dei prestiti, soprattutto alle microimprese.
Abbiamo visto, con questo, una prima ragione del sostegno che le banche locali incessantemente forniscono al tessuto produttivo del territorio di insediamento, di cui costituiscono un`imprescindibile risorsa (come ben sanno le zone territoriali che la banca locale l`hanno persa, per codardia, o per furbesco opportunismo, o per cecità dei gruppi dirigenti, per non parlare d`altro). Le banche locali sanno instaurare - in parole povere - rapporti confidenziali con la clientela. Raccolgono sistematicamente informazioni qualitative che ampliano le possibilità di finanziamento per le imprese più piccole. Sono banche - è scritto nel rapporto ABI - radicate sul territorio con una presenza capillare, che riescono quindi a monitorare efficacemente le imprese, riducendo i casi di insolvenza.
Ma non è tutto. Il principio fondamentale che bisogna ricordare (come ho scritto - mi si scusi per questa autocitazione - nel mio libro "Il diritto, la proprietà, la banca", ed. Spirali) è che le banche locali indipendenti, e solo queste banche, promuovono la crescita del territorio d`insediamento non per beneficenza, ma nel loro stesso interesse, nel senso che sono talmente incardinate col territorio, che più questo cresce - anche in funzione delle risorse che la banca locale vi riversa - più cresce la banca stessa.
Le banche locali sono dunque - concludiamo - una trasposizione efficace e reale del classico concetto smithiano sull`interesse privato che diviene bene collettivo. Questo, va ricordato; in particolare, da una classe dirigente che sappia interpretare il proprio fondamentale ruolo di favorire la crescita del territorio e chi la sostiene, in ogni momento. Le banche locali - ribadiamo - crescono se cresce il territorio, il loro. Non possono giocare su più tavoli, spostare i finanziamenti - volta a volta - dove più conviene, puntare sui territori dove è più facile fare utili (e questa "strategia", tanti piccoli imprenditori l`hanno al momento buono patita, o tuttora la patiscono, sulla propria pelle). Torniamo così al discorso delle banche locali come risorse per il territorio (anche se non tutti lo comprendono, o fanno finta di non comprenderlo, puntando financo - per personale tornaconto, peraltro dalla vista corta - su "cavalli di Troia", così nel caso nostro agevolando la conseguente - ennesima - spoliazione della nostra terra).