IMPORTANTE VEDUTA DI RICCHETTI DONATA ALLA BANCA DI PIACENZA
L’opera, del 1940, è caratterizzata da un cromatismo molto contenuto e raffigura Piazzale Plebiscito
Nel 1932, nel decennale della “Rivoluzione fascista”, si decise di risanare il centro storico di Piacenza, provvedimento suggerito dalla crisi economica che in loco è ricordata specialmente per il fallimento delle banche. E’ un problema grave la disoccupazione. «Il piccone fascista lavora per risanare e abbellire Piacenza» è la didascalia di due disegni di Ottorino Romagnosi che aprono la “Strenna” dell’anno XIII (1935) dell’Istituto Fascista di Cultura” diretta (ma non compare mai il nome del direttore nelle “Strenne” piacentine) dal segretario dell’Istituto, il dott. Carlo Anguissola da Travo, che commissionò a Luciano Ricchetti il dipinto che scelsi per la “Strenna” del 1997, rappresentante il fianco della chiesa di San Francesco, isolato per ricavare quello spazio estinato al mercato, che fu chiamato piazzale Plebiscito per ricordare che in San Francesco, il 10 maggio 1848, fu proclamata l’annessione al Piemonte, comunicata ufficialmente a Carlo Alberto sul campo, a Sommacampagna, da una delegazione composta da Pietro Gioia, Fabrizio Gavardi e Antonio Rebasti, i signori dipinti da Ricchetti nell’allegoria della storia di Piacenza affrescata nella sala della Banca di Piacenza che prende il nome dall’artista. In questa sala sarà collocata una veduta gemella di quella commissionata dall’Anguissola, donata in questi giorni dal rag. Pierandrea Azzoni, già condirettore della Banca. E’ dipinta ad olio su compensato (cm. 63 x 85), posteriore a quella ricordata perchè risulta eliminato il secondo piano del portico del chiostro verso la chiesa. Una foto pubblicata da Roberto Mori e Lucia Galeazzi nel secondo volume di “Piacenza, una città nel tempo” (Piacenza, Tipleco, 1998, pagina 196) documenta la situazione prima che entrasse in funzione il “piccone risanatore”. Davanti al portico c’era una casetta d’un solo piano, abbattuta quando Ricchetti realizzò la prima versione, probabilmente nell’inverno 1934 -1935, con la neve sui tetti e ammucchiata nell’ex-chiostro “prativo”, l’unico in parte superstite dei tre sui quali prendevano aria i francescani che gestivano la chiesa prima che fosse dedicata a San Napoleone, dopo la soppressione del loro ordine. La veduta di Ricchetti era stata anticipata da un disegno di Ottorino Romagnosi della serie dei dodici tradotti in cartoline da Del Maino, che documentano lo stato dei lavori di risanamento della città nel 1934; tra gli altri quelli per il Liceo Classico, sul fianco del Farnese, dov’era lo “Stabilimento bagni”, e del Palazzo Ina, in Largo Battisti, sul fianco di San Donnino (negli scavi per questo palazzo venne fuori l’ara di Birrio, il più notevole monumento sepolcrale romano rinvenuto a Piacenza). Il punto di vista di una delle cartoline Romagnosi è lo stesso d’un’altra veduta in verticale del fianco di San Francesco dipinta da Ricchetti quando i lavori di demolizione erano in corso (vi compare un camion per il trasporto dei materiali) ma c’è ancora il secondo piano del portico. Questa versione in verticale, pubblicata nel mio volume su Ricchetti del 1997 (pagina 98, n. 188), è senza neve, mentre in quella donata alla Banca la neve c’è, e intatta, anche sul terreno. L’inverno, però, non è quello del 1934-35; qui siamo dopo, verso il 1940. Ci sono degli alberelli e a sinistra un casotto per gli attrezzi con una saracinesca che lascia pensare al ricovero degli idrocarburi per i mezzi utilizzati nel secondo lotto (c’è scritto AGIP), quello del palazzo della Previdenza Sociale (negli scavi, nell’agosto del 1938, venne fuori la Nike di Cleoméne, la scultura romana più importante del nostro museo). I lavori di demolizione e di restauro, diretti prima dall’ingegner Giovanni Gazzola e poi dall’architetto Giulio Ulisse Arata, si conclusero verso il 1940 con l’abbattimento della cappella dell’Addolorata, che qui c’era ancora, e del secondo piano del portico addossato alla chiesa, ancora presente in una foto del 1938. Questa veduta, che documenta la successione dei lavori (l’abbattimento della cappella dell’Addolorata fu l’ultimo), è la più completa, caratterizzata da un cromatismo molto contenuto nel quale si fondono i colori tipici delle nostre vie, il rosso del mattone ed il giallo delle facciate intonacate.
Ferdinando Arisi
Il dipinto di Luciano Ricchetti, “Piazzale Plebiscito”, 1940 circa, Piacenza, Banca di Piacenza
“Strenna Piacentina” del 1997