RAPPORTO BANCA D`ITALIA, alle "piccole banche" locali più quote di mercato
di
Corrado Sforza Fogliani
presidente Banca di Piacenza
La Sede di Bologna della Banca d`Italia ha presentato il suo Rapporto su "L`economia dell`Emilia - Romagna nell`anno 2008". Col Direttore Roberto Marchetti, l`hanno illustrato Guglielmo Barone e Fabio Quintiliani, entrambi del Nucleo per la ricerca economica della Sede in questione. Interessantissimi, e di prima mano, i dati esposti, di cui forzatamente riferiamo limitatamente ad alcuni argomenti.
LA CRISI. Gli indicatori qualitativi per l’industria manifatturiera segnalano - è scritto nel Rapporto - una contrazione dei livelli produttivi di entità superiore a quella della recessione del 1992-93. La crescita dei prestiti si è nel 2008 progressivamente affievolita, in linea con gli andamenti dell`economia reale. Il calo degli investimenti ha contribuito a ridurre la domanda di credito, mentre sono aumentate le richieste per finanziare il capitale circolante e compensare la minore disponibilità di fondi interni delle imprese, a sua volta connessa con il calo della redditività. Nei primi mesi del 2009, è proseguita la fase recessiva nel comparto manifatturiero e le aspettative a breve termine delle imprese regionali sono rimaste pessimistiche. Ne risentirebbe ulteriormente l`accumulazione di capitale, attesa in forte caduta nella media dell`anno. E` proseguito il ristagno dei consumi delle famiglie, si è accentuata la caduta delle esportazioni anche verso l`area UE e si è ulteriormente intensificato il ricorso alla Cassa integrazione e guadagni.
Un quadro chiaro, responsabile. Induce - annotiamo - a riflettere, e molti- su questa analisi - dovrebbero riflettere, a qualsiasi classe o categoria appartengano. A cominciare, s`intende, da chi decide i livelli (e, in ispecie, la qualità) della spesa pubblica.
LE BANCHE. Nel 2008 le "piccole banche" (quelle, cioè, con fondi intermediati medi inferiori a 9 miliardi di euro) hanno aumentato - dice il Rapporto - il loro peso nell`ambito dei finanziamenti concessi dagli intermediari bancari alla clientela regionale attestandosi su una quota di mercato del 34 per cento. Le "piccole banche locali" (quelle non appartenenti a grandi gruppi e con sede in regione) rappresentavano il 21 per cento del totale dei prestiti, a fronte del 20 nel 2007. Il guadagno di quote di mercato da parte delle "piccole banche locali", già in atto da alcuni anni, avrebbe tratto ulteriore stimolo dalla crisi. Da una parte, - continua il Rapporto Banca d`Italia - avrebbe operato un irrigidimento delle condizioni di offerta meno intenso rispetto a quello praticato dagli intermediari di grandi dimensioni, per effetto del loro maggior radicamento sul territorio. Dall`altra, le banche locali avrebbero allargato la platea dei loro clienti, finanziando imprese che avevano incontrato problemi ad accedere al credito delle grandi banche.
Qualcuno dice - chiosiamo - che le banche locali (indipendenti), sono come la salute: si apprezzano nei momenti di difficoltà , o - sempre - quando si perdono. Il passo riportato, ne fornisce la prova.
SPESA PUBBLICA E SUO FINANZIAMENTO. Sulla base dei Conti pubblici territoriali elaborati dal Dipartimento per le politiche di sviluppo - è, ancora, scritto nel Rapporto -, negli anni 2005-07 la spesa pubblica al netto di quella per interessi, desunta dai bilanci consolidati delle Amministrazioni locali emiliano-romagnole, è stata in media di circa 3451 euro pro capite all`anno, risultando superiore a quella delle Regioni a statuto ordinario di quasi il 9 per cento. Le erogazioni di parte corrente hanno costituito più dell`80 per cento del totale. Dal canto suo, nel 2008 la spesa sanitaria sostenuta dalle strutture ubicate nel territorio regionale è stata pari a 8125 milioni di euro (1900 euro pro capite).
Sempre nel precitato triennio, le entrate tributarie degli enti territoriali emiliano-romagnoli (Regioni, Province e Comuni) sono risultate pari a 2407 euro pro capite, a fronte di 2205 euro per la media delle Regioni a statuto ordinario. Nel periodo, le risorse tributarie - sono sempre dati del Rapporto - degli enti territoriali emiliano-romagnoli hanno registrato una crescita media annua leggermente superiore a quella riferita all`insieme delle ricordate Regioni (8,0 contro 7,5 per cento).
Per la Regione, tali risorse sono state pari a 1879 euro pro capite (1747 euro nella media delle Regioni a statuto ordinario) e sono cresciute in media del 9,2 per cento annuo.
Relativamente alle Province, le entrate tributarie sono state pari a 100 euro pro capite (87 euro nella media sempre delle stesse Regioni).
Le risorse tributarie dei Comuni, complessivamente pari a 428 euro pro capite (371 euro per la media, ancora una volta, delle stesse Regioni), sono in larga parte costituite dal gettito dell`Ici e da quello dell`addizionale all`Irpef (69 e 9 per cento del totale, nell`ordine). Nel periodo, sono aumentate in media del 4,1 per cento annuo, principalmente per effetto dell`incremento del gettito Ici, cresciuto del 3,8.
Siamo messi davanti - è il nostro pensiero - a dati che devono essere attentamente considerati (in sè, e non perchè vengono da un`istituzione come pochissime altre stimata nel nostro Paese). Ci si soffermi - anche solo - sul raffronto fra la spesa pubblica nella nostra Regione e nelle altre considerate, e sullo stesso raffronto riferito peraltro alle entrate tributarie: la gravezza di queste ultime è superiore quanto al loro complesso su scala regionale e, altresì, quanto a Regione, Province e Comuni come singoli gruppi. Le entrate tributarie pro capite (1879 euro) della Regione - si osservi, come anche a noi è autorevolmente stato fatto osservare - quasi eguagliano la sola spesa sanitaria, sempre pro capite (1900 euro).