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Il
Palazzo era situato nella Parrocchia dei Santissimi
Giacomo e Filippo e, nel XVII Sec., risulta di proprietà
dei Raggia, famiglia di commercianti presumibilmente
di origine ligure. Il 28 ottobre 1678 Carlo Raggia
ottiene dai duchi Farnese la nobiltà semplice
e la successiva iscrizione tra i nobili. La costruzione
del Palazzo è la testimonianza della raggiunta
prosperità negli affari e della conseguente
promozione sociale. In un inventario dei beni di
Casa Raggia del 1716, l’edificio viene descritto
con grande cura. Alla committenza della famiglia
Raggia si devono gli affreschi della sala del primo
piano, raffiguranti Cesare nelle Gallie
e le Idi di marzo, opere del pittore Giovanni
Ghisolfi (1623-1683).
Il Palazzo viene venduto da Filippo Raggia a Carlo
Galli in data 7 aprile 1767 e descritto come “una
casa nobile con corti, pozzi, scuderia, rimessa,
cantine e adiacenze”. Alla famiglia Galli
spettano il rifacimento dell’elegante facciata
con finestre allungate adornate con cornici a stucco
e raffinate ringhiere in ferro battuto e l’affresco
sulla volta del salone al primo piano, raffigurante
L’apoteosi di Cesare, attribuito
a Giuseppe Milani (1716-1796). Il conte Carlo Galli
possedeva anche una ricca pinacoteca, documentata
da un inventario del 5 gennaio 1795.
Durante il periodo dell’amministrazione francese
(1802-1814), il ministro Moreau de Saint-Méry
chiese, il 3 febbraio 1804, al governatore di Piacenza
di mettere il Palazzo a sua disposizione come alloggio.
Il Palazzo rimane di proprietà della famiglia
dei conti Galli fino al 13 settembre 1872, anno
nel quale viene acquistato dalla Banca Popolare
Piacentina e che sancisce la fine della destinazione
residenziale dell’immobile (atto notaio Carlo
Gregori).
La Banca Popolare Piacentina era nata nel 1867 e,
dopo l’acquisto del Palazzo, richiede la concessione
edilizia per il rifacimento della facciata, commissionando
il progetto all’ing. Giuseppe Perreau. L’intervento
prosegue con la commissione degli affreschi, tra
gli anni 1904 e 1905, raffiguranti l’Allegoria
dell'Agricoltura (Alfredo Tansini) e l'Allegoria del Commercio e dell'Agricoltura (Francesco Ghittoni).
L’edificio, costituito da quattro piani e
58 vani oltre a una casa di civile abitazione posta
nel Cantone del Cappello sviluppata in 50 vani,
viene venduto il 28 maggio 1919 al Consorzio Agrario.
La storia di Palazzo Galli torna di nuovo a legarsi
con quella di un Istituto di Credito quando la Banca
di Piacenza apre il suo primo sportello nei locali
collocati alla sinistra, entrando, dell’androne del Palazzo. La crescente
importanza assunta dall’Istituto di Credito
rende peraltro ben presto necessario il suo spostamento
in una sede di maggior respiro. La Banca locale,
così, inizia l’acquisto degli edifici
del vicino isolato, fra cui il Palazzo dei conti
Barattieri di San Pietro in Cerro, avvenuto il 26
settembre 1949. La disponibilità dei locali
di Palazzo Galli in seguito al trasferimento del
Consorzio Agrario nel nuovo Palazzo dell’agricoltura
di Via Colombo, ha reso possibile prevedere in breve
tempo un’ulteriore espansione dell’Istituto
di Credito piacentino in quella che è stata
la sua prima sede.
La riappropriazione di questo storico immobile da
parte della Banca di Piacenza, con atto del notaio
Massimo Toscani in data 31 dicembre 1997, assume
quindi un particolare significato simbolico per
un Istituto di Credito profondamente radicato nel
proprio territorio.
I lavori di restauro prontamente avviati hanno poi
restituito lo storico Palazzo alla fruizione da
parte della città, iniziata nel 2001 con
una Mostra nella quale vennero per la prima volta
dopo secoli esposti in Italia i dipinti del piacentino
Gian Paolo Panini conservati all’Hermitage
di San Pietroburgo e proseguita quindi con la Grande
Mostra - a cura, oltre che di Ferdinando Arisi,
di Vittorio Sgarbi e posta sotto l’Alto Patronato
del Presidente della Repubblica - dedicata all’opera
del piacentino Gaspare Landi, ospitata nel 2004-5
nel Salone dei depositanti (dal nome che esso aveva
quando Palazzo Galli era di proprietà della Banca Popolare Piacentina, progenitrice della
Banca di Piacenza, prima che essa si trasferisse
nella Piazza dei Cavalli). |
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