Grande interesse per la lezione di educazione finanziaria di Gabriele Pinosa al PalabancaEventi – Il caso della prima città privata su un’isola dell’Honduras
La tecnologia nuova divinità al centro del sistema mondiale? E i giganti che la controllano, la tecnologia, in che modo stanno ridisegnando il potere globale? A queste domande – non scevre di una buona dose di inquietudine – ha dato una risposta, con la consueta chiarezza espositiva, l’esperto Gabriele Pinosa che ha tenuto – in un’affollata Sala Corrado Sforza Fogliani del PalabancaEventi – la tradizionale lezione ottobrina di educazione finanziaria promossa dalla Banca di Piacenza.
Ad introdurre l’argomento, il vicedirettore generale vicario dell’Istituto di credito Pietro Boselli (rappresentato anche dal vicepresidente Domenico Capra, dall’a.d. e direttore generale Angelo Antoniazzi, dal vicedirettore generale Lodovico Mazzoni e da alcuni componenti del Consiglio di Amministrazione), che ha colto l’occasione per rendere omaggio al presidente Giuseppe Nenna «che ha dedicato più di vent’anni della sua vita alla Banca con grande competenza e impegno; un giornale ha titolato “Il Presidente gentiluomo”: vorrei ricordarlo così».
Il dott. Pinosa, nell’associarsi al ricordo del dott. Nenna, ha preso le mosse dal recente allarme lanciato da un ricercatore 27enne (Jacob Coxon), secondo il quale Anthropic e OpenAI “stanno correndo a tutta velocità verso una super intelligenza capace di auto-migliorarsi, mettendo a rischio le nostre vite”. Ma esiste davvero il pericolo che gli agenti autonomi AI prendano il sopravvento, oppure si stanno ponendo le basi per far diventare “pubbliche”, cioè a carico in ispecie del Governo statunitense, le perdite derivanti da eventuali cause intentate dai clienti delle Big Tech?, si è domandato il presidente della società di analisi GoSpa Consulting, che per rispondere al quesito ha introdotto il concetto di tecnofeudalesimo. «I tecnofeudatari – ha spiegato – concentrano un forte potere nelle loro mani: possiedono un “territorio digitale” nel quale è concesso di vivere ai “tecno servi della gleba” (gli utenti digitali, ndr). Con l’utilizzo delle piattaforme questi ultimi remunerano i tecnofeudatari con denaro e dati, il petrolio dell’era moderna». Ma chi sono questi i feudatari del III millennio? Si dividono in quattro gruppi: i proprietari delle infrastrutture Jensen Huang (Nvidia), Jeff Bezos (Amazon), Larry Ellison (Oracle); i costruttori di modelli AI Sam Altman (OpenAI), Dario&Daniela Amodei (Anthropic); il controllore dei dati Mark Zuckerberg (Meta); i potenziali “padroni” del nuovo ordine politico globale Peter Thiel e Alex Karp (Palantir) ed Elon Musk (SpaceX).
Per far comprendere che qualcosa sta succedendo a livello di scenario mondiale, il dott. Pinosa ha ricordato la nascita della prima città privata del pianeta, Prospera, in un’isola dell’Honduras, fondata con il sostegno di investitori e figure della Silicon Valley come Peter Thiel, con un investimento iniziale di 200 miliardi di dollari. «Ci sono 200 residenti – ha esemplificato il relatore – c’è un sindaco e tutto quello che non è legale nel resto del mondo lo potrebbe essere a Prospera, dove le regole sono state stabilite dai fondatori».
Il problema è che attori privati si stanno appropriando di funzioni dell’apparato pubblico. Un esempio? Elon Musk con Starlink decide a chi dare la connessione in teatri di guerra come l’Ucraina e Gaza, «decisioni da leader di uno Stato». Il presidente della GoSpa ha quindi illustrato l’impatto dei tecnofeudatari sulla nostra vita quotidiana. «Google fra qualche anno potrebbe sviluppare una ricerca scientifica autonoma. Stiamo andando, cioè, verso la privatizzazione della ricerca scientifica: i budget di ricerca e sviluppo delle singole Big Tech superano la spesa pubblica per la scienza della maggior parte degli Stati e delle istituzioni internazionali. Altro impatto, la raccolta, la gestione e l’utilizzo dei dati, il cui valore, per le Big Tech, risiede nella loro capacità di alimentare modelli predittivi, personalizzare l’esperienza utente e addestrare l’AI, trasformando informazioni in un vantaggio economico dominante. In pratica, si utilizza il dato per controllare e manipolare le masse».
E noi, in tutto questo, che ruolo giochiamo? «Siamo spettatori della competizione geopolitica – ha osservato il dott. Pinosa –, soprattutto dello scontro tra Usa e Cina per la leadership mondiale. Washington limita l’export di semiconduttori avanzati e chip AI verso Pechino per bloccare lo sviluppo di modelli di frontiera. La Cina risponde stringendo i controlli sulle terre rare, fondamentali per la produzione tecnologica. Tra l’altro, l’AI cinese ha sviluppato un agente che indottrina al pensiero di Xi Jinping».
C’è dunque un mondo parallelo che mette a rischio la democrazia? Alcuni segnali non tranquillizzano. Meta in una maxi causa per danni da social su minori ha patteggiato pagando 18 miliardi di dollari; il 10% dei giovani americani si isola socialmente non frequentando più suoi simili ma chatbot che diventano compagni; Palantir – una delle società più potenti al mondo legata all’utilizzo dei dati, anche militari, che serve governi e apparati di intelligence – il 18 aprile scorso ha pubblicato un documento di 22 punti che riassume il pensiero del Ceo Alex Karp, una sorta di manifesto ideologico che tocca il ruolo di Silicon Valley nella difesa nazionale, il potere militare dell’AI e la presunta decadenza dell’Occidente, ponendosi come soggetto istituzionale e non come azienda.
Ma che cosa si può fare per porre un freno allo strapotere delle Big Tech? «Innanzitutto capire – ha spiegato il dott. Pinosa – che questi signori non stanno giocando senza carte in mano, hanno risorse finanziarie illimitate ma con rischio bolla, in quanto la maggior parte di loro ha già bruciato il cash flow e sta emettendo bond di debito». Spostando l’attenzione sull’Europa, un primo passo di tutela, a parere dell’esperto di GoSpa, i due atti normativi varati dall’Ue per limitare la raccolta e l’utilizzo dei dati. Un tema di sopravvivenza per il Vecchio Continente è poi il raggiungimento della sovranità digitale, una necessità strategica non ancora realtà perché oggi l’Europa ha ancora una dipendenza critica. C’è un altro fenomeno sottolineato da Gabriele Pinosa: in tutta Europa i governi si allontanano da Palantir (lo hanno fatto Francia, Spagna, l’esercito svizzero e il Parlamento britannico) e sullo scenario Ue si sta affacciando un’alternativa, Chapvision, guidata tra l’altro da un italiano, Silvano Sansoni.
La dotta relazione si è conclusa evocando un film del 1927 (Metropolis) ambientato un secolo dopo. Questa la trama: nell’anno 2026, un gruppo di industriali governa il pianeta, relegando i lavoratori in un mondo sotterraneo in cui subiscono ogni sorta di maltrattamento. Tuttavia, un androide li ispira alla rivolta. Ecco, non aspettiamo l’androide, pensiamoci prima noi, da umani quali ancora (forse?) siamo.
14.10.’26.
Gabriele Pinosa, presidente di GoSpa Consulting
Il vicedirettore generale Pietro Boselli è intervenuto
ricordando il presidente Nenna, scomparso di recente
Sala Corrado Sforza Fogliani gremita per
assistere alla lezione di Gabriele Pinosa