Applaudita esibizione al PalabancaEventi dell’Ensemble diretto da Maddalena Scagnelli
Suggestive atmosfere al PalabancaEventi in una Sala Panini gremita, con il pubblico che ha dimostrato di gradire stante i ripetuti applausi rivolti all’ensemble “Le Rose e le Viole” e alla voce narrante Luca Scarlini, protagonisti del racconto-concerto “I Cavalli del tempo”, manifestazione collaterale alla mostra promossa dalla Banca di Piacenza e dedicata al genio di Francesco Mochi, mostra prorogata fino al 25 gennaio in considerazione dell’ottimo riscontro di visitatori.
Il prof. Scarlini – studioso e narratore di storia dell’arte, docente e performer, noto per la sua partecipazione alla trasmissione di Radio Tre Rai “Le Meraviglie” – ha accompagnato i presenti nella vita artistica del Mochi, negli splendori e le nelle violenze della corte farnesiana e nelle vicende d’arte e musica della nostra città. Tra un monologo e l’altro, spazio alle voci e alle note degli antichi strumenti dell’Ensemble diretto da Maddalena Scagnelli (voce e violino) con Enea Sorini (voce e percussioni), Dario Landi (arciliuto), Anna Perotti (voce), Silvia Sesenna (spinetta). Il repertorio musicale proposto (la danza Branle des chevaux, Tutti venite armati del Gastoldi, Il cavalier di Spagna le più conosciute) hanno fatto rivivere cavalcate e cacce, cavalieri e cavalli, guerre d’amore e assalti d’armi con brani di autori antichi e di anonimi popolari di straordinaria vividezza.
Il prof. Scarlini ha raccontato come nella piazza principale di Piacenza si fronteggino due monumenti equestri, capolavori del Barocco, che raffigurano Alessandro («cavalcatore celeberrimo») e Ranuccio Farnese, noto quest’ultimo per il carattere spigoloso e vendicativo (come narra da par suo Maria Bellonci in Segreti dei Gonzaga e come testimoniano le cronache). L’autore di queste straordinarie sculture equestri fu appunto Francesco Mochi, scultore sommo a cui in vita non arrise il successo che avrebbe meritato («uno dei più grandi artisti della storia dell’arte, che raggiunse la perfezione della forma»). Nativo di Montevarchi, in Toscana, aveva fatto le sue prime prove a Firenze nella bottega di Santi di Tito, prima di passare a Roma, dove ebbe come protettore, da subito, Mario Farnese, che lo sostenne e fece da tramite per questa straordinaria impresa di lungo respiro.
L’artista operò a Piacenza dal 1612 al 1629, con infinite difficoltà e numerose prove per dare ai suoi destrieri tutto il movimento necessario. In quegli anni fece solo due viaggi, ha precisato il narratore: in Veneto, dove vide tutti i cavalli disponibili in scultura, da quelli di San Marco, al capolavoro di Donatello, e risolse così alcuni dei problemi artistici, ma anche statici e di fusione che lo angustiavano. Si occupò lui stesso, fatto insolito e quasi inaudito, di fondere i cavalli, pur non avendo mai lavorato il bronzo e creò una straordinaria impresa che coinvolse diverse persone nella città, con “molti travagli”, come scriveva al committente. I Cavalli di Piacenza assorbirono la vita del Mochi completamente.
Egli rinunciò, in questa opera che è simbolo di Piacenza, alla possibilità di competere con Bernini, che da Roma lo emarginò, e lo fece comparire, nella sua sapiente strategia di autopromozione, come un marginale non adatto alle corti papale e vescovili. «Bernini – ha raccontato il prof. Scarlini – fu talmente spietato con il Mochi che arrivò a chiede ai Barberini di ucciderlo».
«Ma il tempo – ha concluso il docente – è galantuomo. Piacenza dà un ruolo al Mochi che realizza due cavalli identitari che diventato il simbolo di una comunità e dell’artista stesso. Artista che ha raggiunto lo scopo, riuscendo a comunicare a secoli di distanza, perché l’arte rimane e ci costringe a parlare di lei. I cavalli del tempo, per riprendere il titolo di questo racconto, sono quelli che rimangono nella nostra retina. Le statue equestri il Mochi le ha realizzate perché parlassero al futuro».
Dario Landi con l'arciliuto
La cantante Anna Perotti (a destra)
Luca Scarlini
Silvia Sesenna alla spinetta
Maddalena Scagnelli, Enea Sorini, Dario Landi
Pubblico numeroso in Sala Panini