Carlo Giarelli ha raccontato al PalabancaEventi l’avventurosa vita del librettista di Castell’Arquato. Iniziativa dell’Associazione Piacenza Città Primogenita
Coraggioso, geniale, curioso e fumantino (tradotto, spesso intrattabile e litigioso): queste le principali caratteristiche dello scapigliato Luigi Illica, raccontato da Carlo Giarelli (medico e saggista) nel corso della conferenza che si è svolta al PalabancaEventi (Sala Panini) per iniziativa dell’Associazione Piacenza Città Primogenita in collaborazione con la Banca di Piacenza, Istituto che proprio in questi giorni ha perfezionato la donazione alla Biblioteca Passerini Landi di un prezioso carteggio tra il librettista piacentino, Giovanni Tebaldini e altri musicisti (tra cui Mascagni, Giulio e Tito Ricordi). Un gesto che dà seguito alla volontà a suo tempo espressa da Corrado Sforza Fogliani affinché la preziosa documentazione andasse ad arricchire il Fondo Illica conservato alla Passerini Landi.
Dopo il saluto introduttivo del presidente di “Piacenza Città Primogenita” Danilo Anelli, il prof. Giarelli ha spiegato a un attento uditorio (presente la pronipote di Illica, Ida Gatti) perché si sviluppò il movimento (artistico, letterario e di costume) della Scapigliatura: «Nella seconda metà dell’Ottocento Milano contava 200mila abitanti ed era considerata una piccola Parigi. Qui scrittori, poeti (Emilio Praga), musicisti (Arrigo Boito), scultori e valenti pittori (Tranquillo Cremona) diedero vita a questo fenomeno culturale per ribellarsi al perbenismo borghese e nobiliare, delusi perché dopo l’unità d’Italia erano stati traditi gli ideali risorgimentali». Molti di loro avevano partecipato alla terza guerra d’Indipendenza, erano quindi state persone coraggiose. Si riunivano alle porte dei bastioni milanesi: «Giocavano, poetavano, scrivevano, vivevano con pochi danari – ha proseguito il prof. Giarelli – e non disdegnavano qualche bicchiere». Il più anziano di loro era Giuseppe Rovani, «tipo strano, giornalista de La Ragione di Felice Cavallotti, aveva come assistente Francesco Giarelli, mio avo, e il suo modo di esprimersi era guidato dal desiderio di stupire».
Ma veniamo all’Illica scapigliato: nato a Castell’Arquato il 9 maggio del 1857, ebbe una vita avventurosa e forse poco conosciuta ai più. Padre notaio, madre probabilmente casalinga, si mostrò subito insofferente nei confronti sia dell’educazione famigliare, sia della disciplina scolastica. Dopo il Ginnasio a Piacenza finì in un collegio a Cremona. A un certo punto decise di imbarcarsi come mozzo su una nave diretta in Turchia e partecipò a una battaglia. Tornato a Milano, «rinsavì» e cercò di diventare letterato. Corsivista del Corriere della Sera, si spostò a Bologna da un cugino che aveva un giornale. Nel capoluogo emiliano-romagnolo conobbe Luigi Lodi (uomo di fiducia di Carducci), e con lui fondò il giornale Don Chisciotte. Tornato di nuovo a Milano continuò l’attività di letterato scrivendo una commedia in quattro atti e successivamente L’eredità del Felis (in milanese). Dal 1886 cominciò a interessarsi dell’opera lirica collaborando dapprima con Alfredo Catalani e dopo con Giacomo Puccini. A seguire l’incontro con Giuseppe Giacosa con il quale produsse i suoi libretti più famosi: la Bohème, Tosca, Madama Butterfly; il più fortunato dei libretti scritti da solo è invece quello dell’Andrea Chènier. «Anche Illica scrisse per La Ragione – ha ricordato il relatore – e una volta chiese a Francesco Giarelli, che era anche avvocato, di difenderlo in una causa perché aveva dovuto pagare una multa per “sfoghi diuretici fuori dagli appositi manufatti”».
Ritiratosi a Cassano d’Adda, vi rimase poco e fece ritorno a Castell’Arquato. A ridosso della Prima Guerra Mondiale, a 58 anni, tentò di arruolarsi ma venne rifiutato a causa di una menomazione subita in un incidente. Ci rimase molto male, a dimostrazione che tra le sue qualità non mancava certo il coraggio. Morì nella stessa terra che gli aveva dato i natali il 16 dicembre del 1919.
Agli intervenuti è stato riservato l’opuscolo con la riduzione del dramma di Luigi Illica L’ereditä ‘d Feliš tradotta in dialetto piacentino da Enrico Sperzagni.
Danilo Anelli e Carlo Giarelli
Il pubblico di Sala Panini segue la conferenza su Luigi Illica